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At 2,1-11
“Mentre stavano compiendosi i giorni della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano..e tutti furono colmati di Spirito Santo..”.
Gv 20,19-23
“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”… Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati””.
1 Cor 12,3b-7.12-13
“Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito”.
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At 1,1-11
“Egli si mostrò ad essi vivo dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, “quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo”.
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo””.
Mt 28,16-20
“In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro si prostrarono. Essi però, dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo””.
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“Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo” (At 8,15-17).
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,15-21).
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“In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: ‘Vado a prepararvi un posto’? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado conoscete la via”.
Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin d’ora lo conoscete e lo avete veduto”.
Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù : “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi tu dire: ‘Mostraci il Padre’? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.” (Gv 14, 1-12).
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Gv 10, 1-10
“In quel tempo, Gesù disse: “In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama la sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo, invece, non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per derubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza””.
La qualifica di “laico” non esclude affatto la fede in Gesù Cristo.
Infatti, “laico” è il cristiano che “partecipa del ministero sacerdotale di Cristo; è attento che le persone del proprio ambiente conoscano il Vangelo ed imparino ad amare Cristo. Con la sua fede lascia un’impronta nella società, nell’economia e nella politica; sostiene la vita ecclesiale.., si pone a disposizione come guida di gruppi, si impegna nei comitati..Soprattutto i giovani devono riflettere seriamente in quale posto Dio li vorrebbe.” (dal “Catechismo per i giovani”, n. 139).
Eluana Englaro era una giovane laica, ed è del tutto probabile che, prima dell’incidente, si sia chiesta quale sarebbe stato il posto che Dio le avrebbe assegnato nella vita. Ma un simile pensiero potrebbe esserle venuto anche dopo l’incidente, quando, nella sua coscienza “sommersa”, apparentemente non era più in grado di riflettere e comunicare; non solo, ma non è affatto escluso che lo Spirito, che è Amore, le abbia fatto “sentire” che proprio nel suo stato di profonda depressione neurologica poteva trovare la risposta desiderata.
Una simile, misteriosa possibilità di comunicazione spirituale è stata prospettata da Benedetto XVI, il Venerdì Santo 2011, alla mamma di Francesco, un ragazzo clinicamente simile ad Eluana dal giorno di Pasqua 2009: “Io sono sicuro che quest’anima nascosta sente in profondità il vostro amore, anche se non capisce i dettagli, le parole, eccetera, ma la presenza di un amore la sente”.
Pensavo a queste cose alcuni giorni fa, mentre partecipavo ad un dibattito pubblico con il papà di Eluana, organizzato da un’Associazione di “laici” del Trentino.
Il corsivo virgolettato fa intendere che non si trattava di quei laici cristiani che ho definito all’inizio (anch’essi presenti all’incontro), ma di quei laici “laicisti” che si contrappongono polemicamente ai credenti nelle questioni fondamentali della bioetica e biopolitica.
Essi invocano la libertà, ma la negano in concreto per i più deboli in conflitto, tanto che nell’omicidio giuridicamente autorizzato di Eluana per fame e sete, non sanno riconoscere il più estremo e violento attentato alla più basilare delle libertà, la libertà di vivere.
Il Vangelo di oggi mi offre lo spunto ed il criterio per commentare il dibattito citato (il tema era incentrato sul rapporto tra la libertà e la vita), al fine di trarne un messaggio quanto mai attuale in ordine al mistero della vita umana.
Se la serata fosse stata organizzata dal sottoscritto, nella locandina, sotto gli occhi di Eluana, avrei scritto le parole odierne di Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
Per altro, quando mi è stata data la parola, le ho subito ricordate, commentandole con queste altre del beato Giovanni Paolo II: “Dio sa sempre trarre il bene dal male, vuole che tutti siano salvi e possano raggiungere la conoscenza della verità: Dio è amore. Cristo crocifisso e risorto è la suprema rivelazione di questa verità ” (in “Memoria e identità”, p. 70).
Il riferimento, naturalmente, era alla stessa Eluana, dalla cui dolorosissima vicenda, a mio parere, Dio ha saputo e saprà trarre un gran bene, quello del rinnovato annuncio della verità “tutta intera” della vita umana. Tale verità è, per tutti e per ognuno, la persona del “Buon Pastore”.
Eluana è stata e continua ad essere voce eloquente dell’enciclica “Evangelium vitae” (1995), purtroppo rimasta inascoltata ed ignorata non solo dai laici, ma perfino da molti dei pastori della Chiesa.
Le tristissime conseguenze di tale trascuratezza sono sotto i nostri occhi e nelle nostre orecchie: “i muri di inganni e di menzogne che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita” non sono certo crollati in questi 16 anni dalla pubblicazione dell’enciclica, anzi, in Italia oggi sembrano più alti e spessi di allora (E.V., n. 100).
Ne ho avuto una prova sconcertante verso il termine della serata, quando una marea montante di fischi, schiamazzi ed insulti si è alzata dalla maggioranza del pubblico per tacitare un relatore “pro-life”, in dissenso con la linea culturale dominante “pro-death”.
Dal punto di vista della similitudine evangelica del Buon Pastore, la finale è stata così questa: la maggioranza dei presenti è rimasta convinta che il “ladro” e il “brigante” che minaccia la vita delle “pecore”, derubandole della loro “libertà” di mettere le mani sulla vita (diritto all’aborto, alla fecondazione artificiale, all’eugenetica, alla ricerca genetica omicida, alle convivenze omosessuali, all’eutanasia,..), va identificato con l’“integralista cattolico”.
Poco importa che, con il suo rullo intollerante, la cultura di morte relativista sia passata sopra ogni considerazione di semplice buon senso, accettando pacificamente affermazioni false ed incredibili come le seguenti: “è ormai riconosciuto che idratazione e nutrizione assistita sono terapie che impediscono il naturale decorso del morire”; e: “l’anima non esiste, l’anima è un’invenzione; non esiste un Dio creatore, ma solo l’evoluzione biologica che ha prodotto il cervello da sé”.
Così, anziché riconoscere e seguire il Pastore della Verità venuto in mezzo a noi per donarci la sua vita “in abbondanza”, oggi molte “pecore” fuggono da Lui come da un “estraneo”, da un “ladro” e da un “brigante”: inganno drammatico e mortale di cui sono responsabili anche i loro “guardiani”.
E’ anzitutto a noi sacerdoti, infatti, che è indirizzato il monito quanto mai attuale di papa Paolo VI: “Gli uomini potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, benché noi non annunciamo loro il Vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna (…), o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunciarlo?” (Esortazione Evangelii nuntiandi, n. 80).
Nei “Lineamenta” del prossimo Sinodo dei vescovi su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” (che si terrà a Roma dal 7 al 28 ottobre 2012), è scritto: “In un tempo in cui tante persone vivono la loro vita come esperienza vera e propria di deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo, la Chiesanel suo insieme e i Pastori in essa, devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio” (n. 16).
Andiamo incontro con gioia all’unico, vero e buono, Pastore della vita umana. |
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At 2,14a.22-33
“Nel giorno di Pentecoste, Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: “…Gesù di Nazaret,…consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.”.
Lc 24,14-35
“Ed ecco, in quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro, ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.(…)
Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. (…)
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, (…) Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.”.
Confermando “ciò che era accaduto lungo la via” ai due discepoli in cammino verso Emmaus, Pietro annuncia all’assemblea degli Israeliti la verità sulla morte di Gesù di Nazaret : “Dio lo ha risuscitato liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere”.
Perché non era possibile che la morte tenesse Gesù in suo potere? Si meritavano, i discepoli, il rimprovero del Signore?
Essi, certo, avevano veduto morire il Signore e deporre il suo cadavere nella tomba, come poco tempo prima era accaduto a Lazzaro che però Gesù aveva liberato dal potere della morte; inoltre Gesù stesso aveva più volte detto loro che sarebbe stato ucciso per risuscitare dopo tre giorni; infine la testimonianza delle donne che lo avevano incontrato vivo, era assolutamente credibile.
Eppure tutto questo non bastò per comprendere che la fine ignominiosa del Signore non costituiva il fallimento delle speranze riposte in lui, ma il preludio necessario della sua risurrezione, come predetto dalle Scritture (ad es. il salmo 16/15).
Sì, era davvero chiaro che la morte non poteva tenere in suo potere l’ “Autore della vita” (At 3,15), ma, insieme, non era possibile che la morte non tenesse in suo potere il cuore dei discepoli.
La prima impossibilità dipendeva dalle Scritture (che non potevano essere smentite), la seconda dalla frontiera del limite umano, che non poteva essere oltrepassata senza l’intervento dello Spirito del Risorto.
Ora, tutto ciò che era scritto e che è avvenuto riguardo a Gesù, è scritto ed avverrà anche per ognuno di noi.
Infatti:
“Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito, in certo modo, a ogni uomo. (…) Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale e assimilato alla morte di Cristo, andrà incontro alla risurrezione confortato dalla speranza.
E ciò non vale solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina. (…) Per Cristo e in Cristo riceve luce quell’enigma del dolore e della morte che, al di fuori del suo vangelo, ci opprime. Cristo è risorto distruggendo la morte con la sua morte, e ci ha donato la vita affinché, figli nel Figlio, esclamiamo nello Spirito: Abbà, Padre!” (Cost. past. “Gaudium et spes”, n. 22).
Torniamo per un momento sul Calvario con il Signore crocifisso e ormai morto.
Quando il “buon ladrone” che aveva creduto in Gesù e nel suo regno, vide arrivare il soldato incaricato di farlo morire subito mediante la frattura violenta delle gambe (cosa che provocava la morte per asfissia, dato che le gambe sollevavano il corpo sui chiodi permettendo al crocifisso di respirare), con tutta probabilità trasalì di gioia, ma non per la fine imminente delle sue atroci sofferenze.
Gesù gli aveva promesso poco prima: “Oggi con me sarai nel Paradiso” (Lc, 23,43) ed egli, certamente, non vedeva l’ora di morire per raggiungerlo, avendo creduto alle sue parole.
Pur finendo crocifisso quale malfattore, quest’uomo realizzò in pienezza la propria vita, cosa che gli sarebbe stata impossibile se una norma “pietosa” avesse permesso di accelerarne in croce la morte prima di potersi rivolgere a Gesù.
Prima della sua promessa egli si trovava in potere della morte, ma appena udì e credette alle sue parole, egli sconfisse la morte grazie alla speranza riposta in Lui (Rm 8,37).
Così fu il primo a sperimentare la verità di queste parole di Benedetto XVI:
“La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino.(…)
Qui compare come elemento distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro: non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell’insieme che la loro vita non finisce nel vuoto. Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente. (…)
Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nova”(Enciclica “Spe salvi”, n. 1-2).
Quando si vive come se non ci fosse il Dio di Gesù Cristo, vale a dire senza la speranza della Vita eterna, la verità del valore assoluto, divino, inalienabile della vita, non può essere riconosciuta, poiché non se ne conosce la meta trascendente. Ciò è vero, ad esempio, negli stati di vita più poveri, come il concepito nel grembo, il malato sofferente ed inguaribile, o la persona in stato cronico di “coscienza sommersa”.
Per questo non c’è che una “battaglia” da fare a favore della vita umana: quella per farne conoscere la verità tutta intera, quella che solo il Vangelo della risurrezione rivela. |
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Gv 20,19-31
“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. Tommaso, uno dei Dodici chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, io non credo”.
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente!”. Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.”.
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Mt 28,1-10
“Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’ risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “E’ risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto”.
Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: “Salute a voi!”. Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”.
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